Entra al bar e chiede un cappuccino: "Con poca schiuma grazie. Si, cacao grazie. Brioche, faccio da me?". Non addenta immediatamente il cornetto integrale al miele perchè lo preferisce tra un sorseggio e l'altro. "Non si preoccupi, paga dopo" quando si volta verso la cassiera. E allora attende cò sto coso in mano e dà un'occhiata al giornale sul tavolino: attentato a Baghdad... 5 arresti per camorra.... morto dopo intervento al fegato... sbarco di clandestini... "Cappuccio pronto!". Lascia le notizie, allunga il braccio verso la tazza e riconosce il proprio rapitore. Eh, quello che 10 anni prima si era fatto tutta una serie di idee sul patrimonio e ispirò il sequestro: la buca con le catene, il freddo. I pianti. La paura. Il poliziotto morto per salvarlo. Proprio quella carogna lì gli è accanto: "Un caffè fatto con amore!". La barista non ama i simpatici a tutti i costi ma trattiene il proprio "Fattelo fare da quella ... di tua ...". Nessuno si accorge dell'attimo di panico e si ricompone. La mano finalmente prende la tazza e la porta alla bocca. Trema incredibilmente, e allora la riposa dopo il primo sorso. Si gira di un quarto, mordicchia a testa bassa la brioche. Non vuole essere visto. Non adesso, ancora soffocato dallo sgomento. Che diavolo fà qui, dovrebbe essere in galera Dio santo! Un rapimento, una famiglia al collasso, un morto e quello è qui al bar. E' qui al bar con lui!
Quello non se ne è accorto. Quante volte non guardiamo in faccia chi ci è vicino sull'autobus o mentre aspettiamo il verde pedonale? Quante volte, per fortuna? Una pulsione urla e spinge da sotto lo sterno affinchè gli urli "Questo non è il tuo postooo!", affinchè lo colpisca con un portacenere in pieno viso, affinchè lo prenda per il bavero e lo trascini via in strada, affinchè gli sputi il suo essere condannato e ora ingiustamente libero, affinchè... Ricompone il proprio animo quando l'altro, con insolenza: "Questo atto d'amore?". La barista carica la lavastoviglie inventandosi un intoppo ma un secondo dopo infila il braccetto colmo di caffè sotto il vapore della macchina. Astiosamente, perchè :"Certa gente non sà chiedere". Lui esce intanto. La testa gira. Gira che nemmeno su una giostra, nemmeno con gli esercizi da derviscio nei corsi per ritrovare se stessi. Si appoggia la muro, cos'altro può fare. E l'asma come solo quando era nella buca gli avvinghia il petto...
Quello non se ne è accorto. Quante volte non guardiamo in faccia chi ci è vicino sull'autobus o mentre aspettiamo il verde pedonale? Quante volte, per fortuna? Una pulsione urla e spinge da sotto lo sterno affinchè gli urli "Questo non è il tuo postooo!", affinchè lo colpisca con un portacenere in pieno viso, affinchè lo prenda per il bavero e lo trascini via in strada, affinchè gli sputi il suo essere condannato e ora ingiustamente libero, affinchè... Ricompone il proprio animo quando l'altro, con insolenza: "Questo atto d'amore?". La barista carica la lavastoviglie inventandosi un intoppo ma un secondo dopo infila il braccetto colmo di caffè sotto il vapore della macchina. Astiosamente, perchè :"Certa gente non sà chiedere". Lui esce intanto. La testa gira. Gira che nemmeno su una giostra, nemmeno con gli esercizi da derviscio nei corsi per ritrovare se stessi. Si appoggia la muro, cos'altro può fare. E l'asma come solo quando era nella buca gli avvinghia il petto...
No, non è il solito soggetto cinematografico, la vittima che si imbatte nel proprio carnefice.
E' Soffiantini. Provo ad imamginare cosa potrebbe vivere realmente, visto che realmente quell'altro è libero vicino casa sua..
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